eSIMTravel, l’eSIM che semplifica il viaggio e rafforza il ruolo delle adv
Un provider italiano nato per il turismo organizzato: assistenza H24 in italiano, soluzioni personalizzate e un modello commerciale che rafforza — invece di indebolire — il ruolo delle agenzie
Oman: stabilità, crescita e nuove direttrici strategiche per il mercato italiano
Il Sultanato presenta al trade i risultati 2025–2026, le linee guida del rilancio e le novità di Oman Air, confermando sicurezza, continuità operativa e investimenti in prodotto e ospitalità.
Un itinerario esperienziale nel cuore del Portogallo insieme a cinquanta agenti di viaggio provenienti da tutta Italia. Tutto è iniziato con una mail. Poi con una spedizione. Uno zaino, una borraccia, una guida, i documenti di viaggio, il materiale preparato per ciascun partecipante. Piccoli dettagli, apparentemente semplici, che però raccontano già qualcosa del modo in cui un’esperienza viene pensata prima ancora di essere vissuta. Perché prima di vedere l’Alentejo - una regione del Portogallo che fino a poche settimane fa conoscevo appena - c’è qualcuno che quel viaggio lo sta immaginando, organizzando e preparando da mesi. È una parte del turismo di cui si parla poco. Di solito si racconta la destinazione finale: il borgo, il panorama, la gastronomia, l’hotel. Molto più raramente tutto quello che accade prima. Le persone che coordinano gli spostamenti, scelgono le soste, studiano i tempi, cercano di trasformare quattro giorni fuori casa in qualcosa che funzioni davvero. Ed è proprio da qui che nasce il taglio editoriale di questo progetto: raccontare il turismo oltre la destinazione, entrando nel dietro le quinte dell’organizzazione e nel lavoro che trasforma un itinerario in un prodotto turistico capace di creare relazione, curiosità ed emozione. L’obiettivo è accendere i riflettori sull’Alentejo, una regione che custodisce l’anima più autentica del Portogallo, ancora lontana dall’immaginario turistico italiano. Nei prossimi giorni questo spazio diventerà un diario in movimento: impressioni, dettagli, incontri, racconti e momenti inattesi raccolti tappa dopo tappa, seguendo il ritmo del viaggio e delle persone che lo vivranno. L’Alentejo, in fondo, sembra iniziare già da qui. Da un approccio lento, misurato, quasi opposto alla velocità con cui oggi consumiamo luoghi e immagini. Prima ancora della partenza, c’è già una sensazione precisa: questo non sarà soltanto un viaggio per vedere un posto. Sarà anche un modo per capire come nasce il desiderio di una destinazione. R.D.
L'Alentejo non arriva all'improvviso. Comincia mentre Lisbona si allontana dai finestrini del pullman, quando si attraversa il Ponte Vasco da Gama e il paesaggio urbano lascia spazio a strade più vuote, campi aperti e ritmi completamente diversi da quelli della capitale. A un certo punto smettono anche le conversazioni. Qualcuno guarda fuori in silenzio, qualcuno riposa appoggiato al vetro, altri provano a capire che volto abbia davvero questa regione del Portogallo che, fino a poche settimane fa, molti conoscevano appena di nome. Eppure, chilometro dopo chilometro, l'impressione è quella di stare entrando in un luogo che non ha bisogno di spiegarsi troppo. L'Alentejo non seduce come fanno le grandi città. Ti costringe piuttosto a rallentare lo sguardo. Fuori scorrono uliveti, vigne, querce da sughero, cicogne appollaiate sui pali della luce, campi aperti che sembrano non finire mai. Il paesaggio, per molti versi, richiama alcune zone rurali italiane: certe campagne toscane, tratti dell'Umbria, persino alcune aree della Sardegna interna. Non c'è un senso di distanza o di estraneità. Al contrario, l'Alentejo restituisce fin da subito una sensazione di familiarità, come se questo territorio avesse un linguaggio immediatamente comprensibile anche a chi lo attraversa per la prima volta. Silvia, la nostra guida, parla del Portogallo con il tono di chi sta descrivendo prima di tutto la propria casa. Ripercorre Lisbona, la trasformazione della città dopo l'Expo del '98, la dittatura, la Rivoluzione dei Garofani, la storia di un Paese che negli ultimi decenni ha imparato a reinventarsi senza perdere identità. Da lì, il filo si sposta verso questa terra "oltre il Tago", l'Alentejo appunto. Una delle regioni più grandi del Portogallo e anche una delle meno popolate. Una terra di confine, segnata nei secoli dalle guerre con la Spagna, oggi diventata invece sinonimo di lentezza, silenzio e qualità della vita. La prima sorpresa del viaggio arriva prima di Elvas. Boscolo interrompe volutamente il tragitto con una tappa non prevista: Mainova, una giovane azienda agricola biologica immersa nella campagna dell'Alentejo. Non una semplice sosta tecnica, ma una scelta precisa di programmazione, pensata per far entrare gradualmente il gruppo dentro l'identità della regione e trasformare anche il trasferimento in parte dell'esperienza. Ad accoglierci ci sono i proprietari della tenuta, che iniziano subito a parlare del loro lavoro e del legame con questa terra. Si parla di vino, di olio, di agricoltura biologica, ma soprattutto di tempi. Qui, spiegano, tutto ruota ancora attorno ai ritmi della natura. In estate la vendemmia avviene spesso di notte, quando le temperature si abbassano e l'uva riesce a mantenere freschezza e qualità. La degustazione accompagna il racconto: vini bianchi, rosati e rossi prodotti con vitigni autoctoni portoghesi, poi l'olio extravergine ottenuto da olive Galega, una delle varietà simbolo del Paese. La visita continua tra vigneti e uliveti a bordo di un trattore adattato al trasporto degli ospiti. Un modo semplice ma efficace per entrare davvero dentro il paesaggio dell'Alentejo, attraversando da vicino quella campagna ampia e aperta che caratterizza tutta la regione. Le prime impressioni raccolte tra gli agenti di viaggio arrivano proprio alla fine della visita. Sophie Zaccariello di Pleasure's Travel racconta di essere rimasta colpita soprattutto dalla tranquillità del territorio e dall'esperienza a Mainova: "È stata una sorpresa molto piacevole, non me l'aspettavo". Anche Domenico Maria Errico di Viaggi Carmen insiste sulla stessa sensazione: "Non immaginavo un territorio così rilassante e autentico. E poi l'olio mi ha davvero sorpreso". Quando arriviamo a Elvas, il paesaggio cambia ancora una volta. Se la campagna aveva qualcosa di familiare, la città — dichiarata Patrimonio UNESCO — restituisce immediatamente il senso della frontiera. L'acquedotto attraversa il panorama come una lunga linea di ...